KARAKORUM LA STRADA SOSPESA FRA TERRA E CIELO
TURISMO ESTREMO · LE STRADE IMPOSSIBILI DEL MONDO
KARAKORUM, LA STRADA SOSPESA FRA TERRA E CIELO
Viaggio lungo la Karakoram Highway, dal Pakistan alla Cina, fra ghiacciai, precipizi, villaggi sospesi e montagne che sembrano appartenere a un altro pianeta.
C'è una strada, nel cuore dell'Asia, che sembra concepita per sfidare la geografia. Sale lungo gole nelle quali il sole arriva soltanto per poche ore, costeggia pareti di roccia che precipitano per centinaia di metri, attraversa territori dove le montagne continuano a crescere e raggiunge un valico così alto che persino respirare richiede uno sforzo maggiore.
È la Karakoram Highway, la grande arteria che collega il Pakistan alla Cina attraverso uno dei sistemi montuosi più spettacolari e geologicamente tormentati del pianeta.
Il suo nome ufficiale, in Pakistan, è National Highway 35. Quello che le hanno attribuito viaggiatori, alpinisti e ingegneri è assai più evocativo: l'ottava meraviglia del mondo.
La Karakoram Highway non è semplicemente una strada panoramica. È una delle più straordinarie imprese di ingegneria stradale del Novecento, realizzata attraverso territori nei quali frane, terremoti, valanghe e piene improvvise possono modificare il paesaggio nel giro di poche ore.
Il suo punto culminante è il Khunjerab Pass, a circa 4.693 metri di quota, sul confine fra Pakistan e Cina: uno dei più alti valichi internazionali asfaltati del mondo e, in particolare, il più alto attraversamento stradale asfaltato fra due Stati comunemente citato nelle descrizioni della Karakoram Highway.
È importante distinguere questo primato da quello della strada asfaltata più alta in assoluto: esistono infatti strade che raggiungono quote superiori, soprattutto in India e in Tibet. Ma nessuna classifica altimetrica riesce a descrivere la sensazione di attraversare il Khunjerab.
Qui il mondo sembra essersi sollevato troppo in alto per gli uomini.
Eppure qualcuno ha deciso di costruirvi una strada.
Una strada nata dove le montagne si scontrano
Per comprendere la Karakoram Highway bisogna cominciare da un fatto geologico: questa parte dell'Asia è il risultato di una collisione continentale ancora in corso.
La placca indiana continua a convergere verso quella eurasiatica. Il processo, iniziato decine di milioni di anni fa, ha generato l'Himalaya e contribuito alla formazione e al sollevamento dei grandi sistemi montuosi circostanti.
Il Karakorum si trova in una regione di eccezionale complessità tettonica, dove si incontrano alcune delle più alte catene montuose del pianeta: Himalaya, Karakorum e Hindu Kush.
Il viaggiatore non attraversa quindi un paesaggio immobile.
Attraversa una regione geologicamente attiva.
Le pareti rocciose sono fratturate, i versanti instabili, i fiumi carichi di sedimenti. Le oscillazioni termiche, il gelo e il disgelo, le precipitazioni e i terremoti contribuiscono a un continuo rimodellamento del territorio.
Una frana può interrompere il collegamento per ore o giorni. Una piena può distruggere un ponte. Un movimento del terreno può imporre la costruzione di un nuovo tracciato.
La Karakoram Highway è, in questo senso, una strada che non viene mai definitivamente completata.
Deve essere continuamente difesa dalla montagna.
L'impresa impossibile degli ingegneri
La costruzione della grande arteria sino-cinese iniziò negli anni Sessanta e proseguì per circa due decenni, con l'apertura al traffico internazionale negli anni Ottanta.
Il progetto aveva un'importanza strategica evidente: collegare direttamente Pakistan e Cina attraverso una regione fino ad allora difficilmente accessibile, migliorando gli scambi e rafforzando i rapporti fra i due Paesi.
Ma l'impresa tecnica fu straordinaria.
Migliaia di lavoratori pakistani e cinesi operarono in condizioni ambientali estreme, spesso utilizzando mezzi limitati rispetto alla complessità del territorio.
Le cronache della costruzione ricordano centinaia di vittime, causate soprattutto da frane, incidenti e cadute di massi.
Per aprire il tracciato fu necessario scavare nella roccia, costruire ponti, stabilizzare versanti e realizzare opere di sostegno in gole dove lo spazio disponibile era talvolta appena sufficiente al passaggio di un veicolo.
Il risultato fu una strada che oggi consente di attraversare territori un tempo raggiungibili soltanto mediante lunghi itinerari carovanieri.
Eppure la modernità non ha cancellato del tutto l'antica geografia.
La Karakoram Highway segue in parte corridoi utilizzati per secoli da commercianti, pellegrini e viaggiatori che si muovevano fra l'Asia centrale, il subcontinente indiano e la Cina.
L'asfalto ha sostituito le piste, ma non ha addomesticato le montagne.
Le tappe dell'estremo
Da Islamabad a Besham: il mondo abitato si allontana
Il viaggio può cominciare da Islamabad, capitale del Pakistan, una città relativamente ordinata, verde e moderna.
Lasciandola alle spalle, la strada si dirige verso nord e il paesaggio cambia progressivamente.
Le pianure cedono il posto alle colline, poi alle montagne. I centri abitati diventano più piccoli, le strade più tortuose e le valli sempre più profonde.
Besham, lungo il corso dell'Indo, rappresenta una delle prime tappe importanti dell'itinerario classico.
Da qui il viaggio comincia ad assumere il carattere di una spedizione.
Il fiume scorre molto più in basso, incassato fra pareti rocciose. Le montagne sembrano chiudersi sopra la strada, mentre piccoli insediamenti si aggrappano ai pendii.
Non è ancora il grande spettacolo glaciale del Karakorum.
È la sua introduzione.
E serve a comprendere quanto possa essere difficile costruire un collegamento stabile in un territorio simile.
Chilas e l'Indo: la gola delle montagne nude
Procedendo verso Chilas, il paesaggio diventa più severo.
La vegetazione si dirada, lasciando spazio a montagne brune, grigie e rossastre, profondamente incise dall'erosione.
Il fiume Indo accompagna lunghi tratti del percorso, correndo fra pareti che sembrano precipitare direttamente nell'acqua.
Lungo questa parte della valle si trovano anche antiche incisioni rupestri, testimonianze dei passaggi commerciali e culturali che attraversavano la regione molto prima dell'arrivo delle automobili.
Alcune raffigurano figure umane, animali, simboli religiosi e iscrizioni.
Sono tracce di un'Asia nella quale le montagne non erano soltanto barriere, ma anche corridoi di comunicazione fra civiltà lontane.
Il contrasto è impressionante: una strada moderna attraversa un paesaggio nel quale i viaggiatori hanno lasciato testimonianze per molti secoli.
Il Rakaposhi: quando la montagna appare all'improvviso
Entrando nella regione di Gilgit-Baltistan, la Karakoram Highway raggiunge alcuni dei panorami più spettacolari dell'intero viaggio.
Fra questi domina il Rakaposhi, una montagna di 7.788 metri, la cui mole emerge sopra le valli abitate con un dislivello visivo impressionante.
Dal tratto stradale nei pressi di Ghulmet e del celebre Rakaposhi View Point, la montagna sembra innalzarsi quasi verticalmente.
È uno di quei luoghi nei quali le fotografie non riescono a restituire completamente le proporzioni.
Il problema non è l'altezza della montagna in sé.
È la sua vicinanza.
La vetta appare sospesa sopra villaggi, campi coltivati e strade, come se appartenesse a una scala geografica differente.
Qui conviene fermarsi.
Non soltanto per fotografare, ma per osservare come la vita umana abbia trovato spazio fra gigantesche masse di roccia e ghiaccio.
Hunza: il giardino fra i giganti
La valle di Hunza costituisce uno dei momenti più sorprendenti del viaggio.
Dopo lunghe sequenze di montagne aride e gole rocciose, compaiono terrazze coltivate, frutteti, villaggi e corsi d'acqua.
In primavera, la fioritura degli albicocchi e degli altri alberi da frutto trasforma il paesaggio in una successione di macchie bianche e rosa, incorniciate dalle vette innevate.
Karimabad, uno dei centri principali della valle, offre una base ideale per esplorare la regione.
Sopra l'abitato si trova il forte di Baltit, antica residenza dei sovrani locali, con un'architettura che testimonia le relazioni culturali fra il Karakorum, il Tibet e l'Asia centrale.
Poco distante, il forte di Altit conserva ulteriori tracce della storia della valle.
Hunza non è soltanto una pausa paesaggistica.
È la dimostrazione che persino nelle regioni montuose più difficili possono svilupparsi società complesse, sistemi agricoli raffinati e architetture perfettamente adattate all'ambiente.
L'acqua proveniente dai ghiacciai viene distribuita attraverso canali irrigui che permettono di coltivare terreni altrimenti aridi.
Qui la montagna non è stata conquistata.
È stata negoziata, generazione dopo generazione.
Attabad: il lago nato da una catastrofe
Uno degli episodi più impressionanti della storia recente della Karakoram Highway si verificò il 4 gennaio 2010.
Una gigantesca frana precipitò nella valle di Hunza, sbarrando il corso del fiume e provocando la formazione di un lago.
L'acqua salì progressivamente, sommergendo villaggi, terreni agricoli e un tratto della strada.
Nacque così il lago Attabad.
Oggi le sue acque turchesi sono diventate una delle immagini più conosciute della regione.
Ma dietro la bellezza del paesaggio si nasconde una tragedia: la frana provocò vittime, distrusse abitazioni e costrinse numerose famiglie ad abbandonare i propri villaggi.
Per ripristinare il collegamento furono successivamente realizzati nuovi tratti stradali, fra cui una serie di gallerie che permettono di aggirare la zona sommersa.
Attabad rappresenta forse il simbolo più efficace della Karakoram Highway.
La strada attraversa un paesaggio così dinamico che una montagna può trasformarsi in un lago nel giro di poche settimane.
E l'ingegneria deve ricominciare da capo.
Passu: le cattedrali di pietra
Poco oltre Hunza, il paesaggio raggiunge una delle sue espressioni più spettacolari.
Sono i Passu Cones, una successione di vette appuntite che si innalzano sopra la valle come gigantesche guglie di una cattedrale naturale.
Le loro forme sembrano disegnate con una precisione quasi architettonica.
Al tramonto, la luce ne sottolinea gli spigoli, trasformando la roccia in una successione di superfici dorate, rosate e violacee.
Nei dintorni si trovano il ghiacciaio di Passu e quello di Batura, fra i grandi sistemi glaciali della regione.
Chi dispone di tempo può organizzare escursioni guidate verso punti panoramici e sentieri che permettono di osservare da vicino il paesaggio glaciale.
Ma il Karakorum non è un parco naturale addomesticato.
I ghiacciai sono attraversati da crepacci, morene instabili e corsi d'acqua che possono cambiare rapidamente portata.
Non ci si avventura sul ghiaccio senza una guida qualificata e attrezzatura appropriata.
Hussaini: il ponte che oscilla sopra il vuoto
Nei pressi del villaggio di Hussaini si trova uno dei ponti sospesi pedonali più fotografati del Pakistan.
È una struttura leggera, realizzata con cavi e tavole di legno, sospesa sopra le acque della valle.
Il suo aspetto è impressionante: gli elementi del piano di calpestio possono apparire distanziati e il ponte oscilla sotto l'effetto del vento e del passaggio delle persone.
È diventato un simbolo del turismo estremo nella regione.
Ma sarebbe sbagliato trasformarlo in una prova di coraggio obbligatoria.
Le condizioni delle strutture possono cambiare e l'accesso deve essere subordinato alle indicazioni locali e alla verifica della loro sicurezza.
Il vero spettacolo non è dimostrare di poter attraversare il ponte.
È osservare come, per generazioni, gli abitanti delle montagne abbiano dovuto inventare collegamenti dove la geografia sembrava negarli.
Sost: l'ultima frontiera abitata
Proseguendo verso nord si raggiunge Sost, importante centro di transito e sede delle procedure doganali pakistane per il collegamento con la Cina.
Qui la Karakoram Highway cambia ancora carattere.
Il traffico commerciale, i controlli e la presenza di mezzi pesanti ricordano che questa strada non è nata per i turisti.
È un corridoio economico e strategico.
Attraverso il Khunjerab Pass transitano merci destinate ai mercati dei due Paesi, lungo un itinerario che oggi si inserisce anche nelle infrastrutture del China-Pakistan Economic Corridor.
Sost rappresenta inoltre l'ultima occasione ragionevole per verificare carburante, documenti, condizioni del veicolo e autorizzazioni prima dell'ascesa al valico.
Da qui in avanti l'altitudine cresce sensibilmente.
La vegetazione si dirada.
Il paesaggio diventa sempre più essenziale.
Khunjerab Pass: 4.693 metri, dove finisce il respiro
L'ultima salita attraversa il Khunjerab National Park, un ambiente d'alta quota caratterizzato da ampie vallate, pendii erbosi, montagne spoglie e lunghi inverni.
La fauna comprende specie adattate a condizioni estreme, fra cui stambecchi, marmotte e, molto più raramente osservabile, il leopardo delle nevi.
La strada sale gradualmente fino al confine.
A circa 4.693 metri, un grande portale segna il passaggio fra Pakistan e Cina.
Qui la sensazione è differente da quella provata davanti ai grandi ghiacciai.
Non ci sono necessariamente precipizi spettacolari o pareti verticali immediatamente sopra la carreggiata.
C'è soprattutto l'immensità.
Un altopiano nel quale il cielo sembra avvicinarsi alla terra e le distanze perdono significato.
L'aria contiene una pressione parziale di ossigeno molto inferiore a quella del livello del mare. Chi raggiunge rapidamente il valico può avvertire mal di testa, nausea, affaticamento o vertigini.
Non è il luogo per correre, saltare o improvvisare attività fisiche.
È il luogo per fermarsi, respirare lentamente e osservare.
Perché dopo centinaia di chilometri di gole, frane, fiumi e montagne, la strada raggiunge finalmente il punto nel quale due Stati hanno deciso di incontrarsi quasi a cinquemila metri di altezza.
Il valico, storicamente soggetto a una lunga chiusura invernale, è stato inserito dal dicembre 2024 in un regime di operatività annuale, ulteriormente formalizzato nel 2025. Questo non significa che sia sempre materialmente percorribile: neve, ghiaccio, vento, controlli e interruzioni temporanee possono ancora impedirne il transito.
Oltre il confine: verso Kashgar e il deserto del Taklamakan
Per chi dispone dei documenti, delle autorizzazioni e dei collegamenti necessari, il viaggio può teoricamente proseguire nella regione cinese dello Xinjiang.
La strada scende dall'altopiano verso Tashkurgan, città storicamente legata ai commerci dell'Asia centrale, e successivamente raggiunge Kashgar.
Il cambiamento paesaggistico è radicale.
Dalle montagne del Karakorum si passa alle grandi distese dell'Asia interna, alle oasi e ai margini del deserto del Taklamakan.
Kashgar, antica città commerciale della Via della Seta, rappresenta una conclusione straordinaria per un viaggio che ha attraversato uno dei grandi sistemi montuosi del pianeta.
Il suo patrimonio urbano, i mercati e la storia delle comunità che hanno abitato la regione raccontano secoli di incontri fra culture differenti.
Ma l'attraversamento del confine non deve essere dato per scontato: l'apertura del valico al traffico commerciale e ai passeggeri non equivale alla possibilità, per ogni viaggiatore straniero, di attraversarlo liberamente con un veicolo privato. Occorre verificare preventivamente le norme cinesi, le procedure doganali, le autorizzazioni per il mezzo e l'effettiva disponibilità dei servizi di trasporto.
Il pericolo invisibile: quando la montagna si muove
La Karakoram Highway è spesso descritta attraverso immagini di carreggiate sospese sul vuoto.
Il pericolo più caratteristico, tuttavia, non è soltanto la possibilità di uscire di strada.
È l'instabilità del territorio.
Le frane possono essere innescate da piogge intense, terremoti, erosione dei versanti e processi di gelo e disgelo.
Durante l'estate, l'aumento delle temperature e la fusione glaciale possono contribuire a piene improvvise. Particolarmente temuti sono i Glacial Lake Outburst Floods, o GLOF: svuotamenti rapidi di laghi glaciali che possono liberare grandi volumi d'acqua e detriti.
La massa in movimento può distruggere ponti, interrompere strade e modificare profondamente il fondovalle.
Nel maggio 2026 le autorità turistiche del Gilgit-Baltistan hanno richiamato espressamente i viaggiatori al rischio di piogge intense, frane, piene improvvise e GLOF, raccomandando di verificare la viabilità prima degli spostamenti e di evitare i viaggi notturni.
È impegnativa perché attraversa uno degli ambienti geomorfologici più dinamici della Terra.
Le stagioni della strada
L'idea che la Karakoram Highway sia percorribile soltanto in estate è una semplificazione.
Alcuni tratti possono essere utilizzati durante gran parte dell'anno, mentre altri risultano soggetti a chiusure per neve, ghiaccio o frane.
Primavera, fra aprile e maggio. La valle di Hunza è particolarmente suggestiva durante le fioriture. Le temperature sono generalmente più miti nelle valli, ma alle quote superiori possono persistere neve e condizioni invernali.
Inizio estate, soprattutto giugno. È spesso un periodo favorevole per i paesaggi d'alta montagna, pur senza alcuna garanzia di continuità della viabilità.
Luglio e agosto. Sono mesi frequentati dai turisti, ma anche caratterizzati da rischi idrometeorologici. Le piogge monsoniche possono interessare soprattutto i tratti meridionali e le aree di accesso; più a nord, le precipitazioni, il disgelo e l'instabilità dei versanti possono comunque provocare interruzioni.
Settembre e inizio ottobre. In condizioni favorevoli, la luce autunnale, l'aria limpida e i colori della vegetazione rendono il paesaggio particolarmente spettacolare. L'arrivo precoce di nevicate resta possibile alle quote elevate.
Inverno. Il collegamento internazionale è oggi previsto anche durante i mesi invernali, ma le condizioni possono essere proibitive. L'apertura amministrativa non deve essere confusa con la sicurezza di un viaggio turistico.
Istruzioni per l'estremo
Un itinerario da progettare, non da improvvisare. Per conoscere i principali luoghi della valle di Hunza e raggiungere, se consentito, il Khunjerab Pass, occorre prevedere almeno una settimana nella regione, con giorni supplementari per eventuali interruzioni. Un percorso completo da Islamabad, con soste a Gilgit, Hunza e Passu, richiede generalmente più tempo. La traversata fino a Kashgar necessita di una pianificazione internazionale specifica.
Attenzione: la situazione di sicurezza nell'ottobre 2026 è particolarmente delicata. La Farnesina raccomanda di limitare i viaggi in Pakistan a quelli indispensabili. Il 12 ottobre ha inoltre segnalato lo stato di emergenza nel Khyber Pakhtunkhwa e possibili limitazioni alla circolazione. Le autorità britanniche sconsigliano tutti i viaggi lungo la Karakoram Highway fra Mansehra e Chilas, attraverso Battagram, Besham, Dasu e Sazin. Pertanto, l'itinerario terrestre classico descritto in questo articolo non deve essere considerato attualmente un percorso turistico raccomandato.
Un'alternativa da valutare, non una garanzia di sicurezza. Per chi debba raggiungere il Gilgit-Baltistan, l'arrivo aereo a Gilgit o Skardu può evitare alcuni dei tratti stradali più critici. I voli, tuttavia, sono soggetti a cancellazioni per condizioni meteorologiche, e anche gli spostamenti locali richiedono verifiche aggiornate.
Altitudine. Il Khunjerab Pass supera i 4.600 metri. È opportuno raggiungerlo dopo un'acclimatazione graduale, evitando di salire direttamente dalle quote basse. In presenza di sintomi significativi di mal di montagna bisogna interrompere la salita e valutare la discesa; difficoltà respiratorie a riposo o alterazioni dello stato mentale richiedono assistenza urgente.
Equipaggiamento essenziale:
abbigliamento a strati, giacca antivento e impermeabile, guanti e cappello caldo anche durante l'estate;
scarpe robuste per soste su terreni irregolari e sentieri;
occhiali da sole con adeguata protezione UV e crema solare;
acqua potabile, alimenti di riserva e medicinali personali;
mappe disponibili offline, batterie esterne e mezzi di comunicazione compatibili con le aree remote;
kit di pronto soccorso e copertura assicurativa per emergenze ed eventuale evacuazione;
attrezzatura fotografica protetta da polvere, umidità e sbalzi termici.
Documenti. Per il Pakistan sono necessari passaporto e visto secondo le disposizioni applicabili; l'eventuale prosecuzione in Cina richiede verifiche distinte. È indispensabile controllare le condizioni d'ingresso, le registrazioni locali e le autorizzazioni necessarie per le attività previste. Per la parte pakistana, il riferimento principale resta Viaggiare Sicuri – Pakistan.
Rispetto per le comunità locali. Hunza e gli altri territori attraversati non sono scenografie costruite per i visitatori. Si chiede il permesso prima di fotografare persone, abitazioni e luoghi di culto. Si rispettano le indicazioni delle autorità e non si utilizzano droni senza autorizzazione.
Perché andarci
Perché esistono strade che collegano due città e altre che sembrano collegare due mondi.
La Karakoram Highway appartiene alla seconda categoria.
Lungo il suo tracciato la geografia diventa un'esperienza fisica. Le montagne non sono uno sfondo: determinano la direzione della strada, la forma dei villaggi, la disponibilità dell'acqua, la durata dei viaggi e persino la possibilità di mantenere aperto un collegamento fra due Paesi.
Il Rakaposhi incombe sopra le valli coltivate. I Passu Cones trasformano la roccia in architettura. Il lago Attabad ricorda che una catastrofe può generare un paesaggio di bellezza quasi irreale. Il Khunjerab Pass porta l'asfalto fino a un'altitudine nella quale la presenza umana appare provvisoria.
Ma il significato più profondo del viaggio non risiede soltanto nella spettacolarità del paesaggio.
Risiede nell'incontro fra la forza della natura e l'ostinazione degli uomini.
Per secoli, carovane e mercanti hanno attraversato queste montagne seguendo passaggi difficili e pericolosi. Nel Novecento, migliaia di lavoratori hanno trasformato quegli antichi corridoi in una strada moderna, pagando un prezzo umano elevatissimo.
Oggi quella strada continua a richiedere manutenzione, sorveglianza e adattamento.
La montagna non è stata sconfitta.
Ha semplicemente concesso un passaggio.
Ed è forse questa la lezione più suggestiva del Karakorum: ci sono luoghi nei quali il viaggio non consiste nel conquistare il paesaggio, ma nel comprendere quanto sia straordinario che ci permetta di attraversarlo.
Per il viaggiatore estremo, la Karakoram Highway rimane uno dei grandi itinerari dell'immaginazione geografica. Per trasformare quell'immaginazione in un viaggio reale, tuttavia, occorrerà attendere condizioni di sicurezza adeguate e verificabili.
Perché nessun panorama, per quanto mozzafiato, vale il prezzo di ignorare i pericoli che lo circondano.

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